di Antonio Maglio - Coordinatore Articolo Uno Galatone 

 

Sei stato bravo, Matteo.Chi afferma il contrario, mente, sapendo di mentire.
Sei stato bravo a sfruttare il vuoto di potere ereditato da Bossi, un vuoto pericoloso. Un vuoto che non vedeva più un leader nella segreteria della lega nord. Sei stato bravo ad intuire che quel vuoto avrebbe sancito la fine della lega nord. Sei stato bravo a mettere da parte i tuoi sogni megalomani secessionisti. Hai capito che non era più il momento di volere una Padania indipendente.
Ed ecco che quel ripudio verso il mezzogiorno ed i suoi abitanti è evaporato. Non eravamo più noi i colpevoli di uno stato lento ed improduttivo. Hai capito che odiare i meridionali non ti avrebbe fatto salire sopra il 4%.
Per questo hai deciso di "nazionalizzare" la lega Nord. L'hai fatta diventare Lega. Lo slogan è mutato da: "prima il nord" a "prima gli italiani". Ma la sostanza, di fondo, non è cambiata. I risultati, sono arrivati. Improvvisamente, sono arrivati i migranti, i neri, le risorse boldriniane, come le chiamate voi. Il nuovo nemico insomma. Quei migranti che portano solo delinquenza, inefficienza, degrado. Quei migranti su cui tu hai costruito il tuo successo, un'egemonia a sfondo razziale, che porti al petto come medaglie. Ti piacciono le medaglie, Matteo.
I migranti che distolgono l'opinione pubblica da una politica senza nessun criterio. Zero investimenti, zero manovre economiche progressive, zero rifondazione dell'istituto scuola, zero risorse alla sanità. Uno zero spaccato.
Nondimeno il tuo odio per l'Europa, sì, proprio quell'Europa che ti ha garantito uno stipendio degno della miglior gallina dalle uova d'oro. Quell'Europa che ti ha visto come recordman di assenteismo. Lo dicevano i tuoi colleghi, non io. "Il Salvini fannullone che è sempre in Tv, mai in riunione".
Ecco Matteo, io ti auguro che i migranti in Italia arrivino sempre. E per sempre. Perché senza di loro tu saresti perso, completamente fuori luogo.
Perché ti toccherebbe parlare di scuola, economia, sanità, mondo del lavoro, investimenti ed infrastrutture.
Per concludere, caro Matteo, c'è un'Italia che non si dà per vinta, che combatte, che crede in un'altra politica. Vi è un popolo che non si piegherà né a te, né ai tuoi sodali. Un popolo solidale, che non dimentica la propria storia. Una storia fatta di emigrazione.
Un'Italia che ti combatterà sempre. Combatterà il tuo odio con la parola, con la cultura, con la voglia di cambiamento. Un cambiamento, vero.
Sei stato bravo, Matteo.
Ma non abbastanza.

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