di MAURO MAGGIO

 

 Do per scontato che tutti sappiano cosa sia il TFR e quanto sia vantaggioso per i dipendenti che decidano di conferirlo in un Fondo di Previdenza complementare.  Do un po meno per scontato  che i commercialisti che curano gli interessi delle aziende si approccino alla materia con la necessaria attenzione, dando agli imprenditori i consigli giusti.

 Generalmente il trattamento di fine rapporto, nelle aziende con meno di cinquanta dipendenti, viene utilizzato come forma di autofinanziamento, per liquidità o per investimenti o per acquisto di attrezzature. Questo approccio, abbastanza generalizzato, è dovuto alla mancanza di una corretta informazione sulla materia perché, nella realtà, il conferimento del TFR a un fondo pensione può solo portare vantaggi economici all’azienda.

Non ci credete? Vi siete mai chiesti quanto costa all’azienda questa forma di autofinanziamento ?

Il Trattamento di Fine Rapporto rappresenta un costo del lavoro (7,41% della retribuzione lorda) che non può in ogni caso essere eliminato nemmeno con il trasferimento alla previdenza complementare, ma ci sono voci che, invece, possono essere risparmiate:

A- il versamento al Fondo di Garanzia INPS dello 0,20% sulle retribuzioni;

B - la rivalutazione annuale di legge (1,5% fisso + il 75% dell’inflazione).

Facciamo un esempio alla lavagna!

L’azienda Pico Pallino SRL ha nel suo organico 15 dipendenti. Il costo annuo per gli stipendi ammonta a 350.000 euro lordi, poco più di 23.000 lordi per ogni dipendente. La Pico Pallino SRL dovrà versare al Fondo di Garanzia INPS lo 0,20% delle retribuzioni, pari a 700,00 euro. Il TFR maturato da accantonare ammonta a 25.935,00 euro, di cui 1.750,00 euro devono essere versati come contributo di solidarietà al Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (lo 0,50%).

Passiamo al secondo punto, il riconoscimento di una rivalutazione annua: ipotizziamo (senza timore di sbagliare) una rivalutazione dell’ 1,70% che rappresenta un ulteriore costo a carico del datore di lavoro di 411,15 euro (1,70% di 24.185,00). Abbiamo quindi un costo complessivo del TFR di 1.111,15 euro (700,00 per il Fondo Garanzia + 411,15 per la rivalutazione). Con un semplice conto della serva è facile notare come il datore di lavoro “paghi” oltre alla quota TFR dovuta, anche un “incremento” del 4,6%. 

Ma non è tutto, le aziende i cui dipendenti trasferiscono il TFR ad una forma di previdenza complementare, usufruiscono di importanti agevolazioni fiscali. Qui di seguito forniamo una sintesi delle compensazioni previste della normativa: 

A -deduzione dal reddito di impresa del 4% (per le aziende con oltre 50 dipendenti) o del 6% (per le aziende la di sotto dei 50 dipendenti), percentuale da applicare all’importo effettivo del TFR conferito;

B - riduzione dello 0,28% sugli oneri sociali (per disoccupazione, assegni nucleo familiare) che l’azienda è tenuta a versare. 

Tradotto in soldoni vengono fuori queste cifre:

A - la Pinco Pallino srl ha meno di 50 dipendenti è quindi usufruisce di una deduzione del 6% dal reddito d’impresa: 1.451,10 euro, ossia il 6% del TFR trasferito (24.185,00), con un risparmio effettivo d’imposta di 399,06 euro;

B - riduzione oneri sociali, 0,28%: 980,00 euro, ossia lo 0,28% delle retribuzioni lorde (350.000,00).

 In buona sostanza abbiamo un risparmio, dovuto alle misure di compensazione, di 1.379,06 euro (399,06 + 980,00), che rappresenta, in percentuale sulla quota di TFR considerato, il 5,7%.

Siamo sicuri che ad una azienda convenga “investire” il TFR nelle proprie attività rinunciando a tutte queste agevolazioni e, de facto, ad una cifra consistente ogni anno? Forse sarebbe il caso, caro imprenditore, di fare qualche domanda in più al tuo commercialista o chiedere una consulenza ad un esperto del settore previdenza. 

 

 

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