I più giovani, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare, se non per averlo visto come vice CT del Belgio negli ultimi Campionati del Mondo. 

I trentenni calciofili ne avranno seguito le gesta negli anni d’oro della Premier League. Ma sono gli ultra quarantenni coloro che, sforzando la memoria, potranno ricordare la straordinaria lezione che, elaborata col senno di poi, ci ha lasciato il grande Thierry Henry. Siamo alla fine degli anni ‘90 e sui campi di calcio francesi emergeva un giovane e promettente attaccante del Monaco cresciuto all’ombra dell’immenso Trezeguet, a cui traccerà il sentiero sulla via di Torino in un freddo gennaio del secolo scorso. Era il 1999. 

Alcune storie sembrano segnate, ma quella del francese delle antille, riservava uno strano giro del destino. L’esordio partendo dalla panchina, sostituendo Daniel Fonseca. Una stupenda doppietta contro la Lazio e poi il buio, accentuato dall’avvicendamento in panchina tra Marcello Lippi e Carlo Ancelotti.

E quando tutti sembravano pronti per l’inizio di una nuova stagione, per ripartire alla grande dopo una stagione in chiaroscuro, il 4 agosto, centonavantasei giorni dopo dal suo arrivo, Henry consegnò alla storia la sua decisione: davanti ad un dirigente che voleva imporgli un procuratore e che provò a girarlo in prestito all’udinese a sua insaputa e davanti ad un allenatore che lo lasciava in panchina e che nel poco spazio che gli concedeva disposizione lo schierava largo sulla fascia, travestito da terzino, prese il pallone e, senza salutare, se ne andò altrove a recitare il ruolo che il Destino aveva scritto per lui. Quello del Fuoriclasse

Una lezione stupenda per tutti coloro che, nel Calcio, nello Sport, nella Politica e nella Vita, hanno smesso di sentirsi a proprio agio nel posto in cui, altri,  hanno deciso di confinarli. 

Mauro Maggio

 

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  • I più giovani, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare, se non per averlo visto come vice CT del Belgio negli ultimi Campionati del Mondo. 

  • di MAURO MAGGIO 

     Partiamo da una premessa: è sacrosanto che qualsiasi lavoratore abbia il diritto al riposo nei giorni di festa. Fatte salve alcune festività inviolabili: Natale, Capodanno, 1 Maggio, 25 Aprile, Pasqua, su tutto il resto è necessario aprire un dibattito franco e sincero.

  • di MAURO MAGGIO