Frequentando, di solito, ambienti sufficientemente sinistrorsi, è capitato spesso di dover subire commenti e/o considerazioni, su alcuni dettagli del mio abbigliamento. Oggi, sfruttando l’attenzione dei miei 15 lettori, vorrei concentrarmi su un dettaglio che merita un adeguato approfondimento: le camice Button down. 

Stiamo parlando del colletto con i bottoncini, tanto per capirci, ormai da molti utilizzato anche nell’abbigliamento formale. Alcuni di noi amano, in quel determinato contesto, lasciare i bottoncini slacciati. La considerazione di cui sono stato spesso vittima è la seguente: “ah, porti la camicia come Walter Veltroni”. 

Faccio un necessaria premessa, ribadendo che nutro rispetto per il personaggio, pur non essendo mai stato strettamente Veltroniano, diciamo, ne riconosco le capacità politiche e culturali che, soprattutto se paragonate con i leader politici attuali, ci consegnano la figura politica di un gigante. Il dettaglio estetico dei bottoncini della camicia slacciati, nel look dell’ex sindaco di Roma, non può però essere così importante da meritarne, addirittura, l’emulazione.

Se proprio siamo spinti da una irrefrenabile curiosità, dobbiamo compiere qualche importante passo indietro verso il passato per ritrovare la collocazione storica (addirittura) originale di quel vezzo di stile. La ricerca ci riporta alla fine degli anni 60 ed inizio degli anni 70, con quella originalità lanciata, in America, da un certo John Kennedy, che regalò lustro e visibilità alle memorabili camicie realizzate dai fratelli Brooks, mentre in Italia quella medesima intuizione di stile veniva lanciata dall’immenso Avvocato Agnelli che, accantonando parzialmente le camice sartoriali con collo alla francese realizzate su misura per lui da Fenollo, storica sartoria genovese, non disdegnava l’utilizzo della Botton Down anch’esso col dettaglio dei bottoncini slacciati.

Non mi dilungherò oltre per capire chi dei due abbia avuto la primogenitura del vezzo estetico, primo perché non ne ho idea, secondo perché ce ne importa veramente molto poco. 

Per quanto mi riguarda, la prima volta che vidi e notai quel dettaglio di stile, fu nel 1984, durante un’intervista televisiva ad un elegantissimo Luca Cordero di Montezemolo che indossava una camicia rigata con i bottoncini slacciati e la cravatta blu sotto il Blazer ed i pantaloni grigi e le Clarks scamosciate ai piedi. Al netto del fatto che lo stile è come il coraggio di Don Abbondio, se uno non ce l’ha non se lo può dare, sono sempre stato convinto che ciascuno debba scegliere l’abbigliamento che lo faccia sentire a suo agio. 

Penso anche che sarebbe opportuno, quando si è privi di un proprio stile e si cerca di catalogare qualcuno in una definizione,  che sarebbe necessario conoscere per bene tutti i dettagli e la collocazione storica degli argomenti di cui si (s)parla, non fosse altro che per evitare memorabili figure di cazzo. Chi ha avuto la pazienza di arrivare fino alla fine di questo pezzo, avrà anche capito che un elemento fondamentale dello stile di una persona non può che essere l’ironia verso se stessi e verso gli altri. Quindi, vestitevi come cazzo vi pare ma non rompete i coglioni a chi cura il suo stile. Baci. 

 

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  • Frequentando, di solito, ambienti sufficientemente sinistrorsi, è capitato spesso di dover subire commenti e/o considerazioni, su alcuni dettagli del mio abbigliamento. Oggi, sfruttando l’attenzione dei miei 15 lettori, vorrei concentrarmi su un dettaglio che merita un adeguato approfondimento: le camice Button down. 

  • I più giovani, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare, se non per averlo visto come vice CT del Belgio negli ultimi Campionati del Mondo. 

  • di MAURO MAGGIO 

     Partiamo da una premessa: è sacrosanto che qualsiasi lavoratore abbia il diritto al riposo nei giorni di festa. Fatte salve alcune festività inviolabili: Natale, Capodanno, 1 Maggio, 25 Aprile, Pasqua, su tutto il resto è necessario aprire un dibattito franco e sincero.